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Economia teramana: le aziende affrontano la ripresa

Luce di speranza per l’economia teramana

Anche per l’economia abruzzese si prevedono stime di crescita del PIL. Cresce in Italia quest’anno intorno al + 6%, in Abruzzo è orientato al 4,2%. Un rimbalzo, come anche il Presidente Draghi ha confermato all’Assemblea di Confindustria di giovedì 23, rimbalzo che pone il tema del prossimo futuro: come mantenere la crescita alta per fare sviluppo, per governare i conti pubblici, per rientrare dal debito, per rilanciare il Paese.

Ma sul nostro territorio specifico come vanno le cose?

Qualche giorno fa, in occasione dell’Assemblea Generale dei Soci di Confindustria Teramo la Relazione del Presidente Bolognesi ha messo in evidenza le criticità generate dalla pandemia nell’anno 2020, con una brusca caduta dei valori del PIL regionale e locale e con numerose aziende in difficoltà, costrette a fare ricorso allo strumento della CIG Covid-19.

Se ci soffermiamo sul periodo marzo/giugno 2020, il numero delle imprese costrette a ricorrere alla CIG sfiora il 58%, interessando oltre il 50,8% dei lavoratori (fonte Bankitalia). Chiaramente il dato nazionale è molto, ma molto amplificato, si parla di 2,5miliardi di ore autorizzate.

Per capire come stanno ora le cose oggi, è bene guardare ai settori trainanti del nostro territorio, anche per cogliere elementi favorevoli e criticità del mondo post-Covid.

Il settore dell’automotive, ad esempio, rappresenta per la provincia di Teramo un comparto strategico importante e, bene ha fatto, il Presidente nel richiamare l’attenzione della Politica in generale, per mettere in campo le migliori energie, affinché questo comparto - che da lavoro ad oltre 2000 dipendenti - continui a crescere ed a svilupparsi.

Purtroppo, i volumi di produzione, tema chiave per la tenuta delle filiere produttive italiane, hanno visto un ridimensionamento della produzione domestica (-41% nel decennio 2010/2019, rispetto al precedente), con l’Italia scivolata al settimo posto tra i Paesi produttori di autoveicoli, dietro ad altri Paesi europei. 

La provincia di Teramo è fortemente impegnata nel settore automotive, specie nella componentistica e la tenuta e lo sviluppo di molte piccole e medie Aziende dipendono direttamente dalle scelte OEM, ossia dai produttori di apparecchiature originali che realizzano parti e componenti utilizzati nel prodotto di altre società.

Nei primi mesi del 2021, le Imprese del settore hanno mantenuto ritmi produttivi normali e, in qualche caso, addirittura si sono verificati incrementi di produzione a due cifre.

Purtroppo, nella seconda parte dell’anno, registriamo un rallentamento dovuto alla difficoltà di reperire componentistica elettronica che sta condizionando, non solo nella nostra provincia, ma anche a livello nazionale, tutto il comparto automotive.

Le prospettive del comparto sono di grande preoccupazione, legate soprattutto alle scelte che metterà in campo Stellantis. Diversi imprenditori esprimono preoccupazione perché, in questa partita, l’Italia deve confrontarsi con il sistema francese che avrebbe qualche vantaggio in più derivante dal fatto che, nella Compagine Stellantis è presente il Governo francese con una quota del 6,5%.

Un altro comparto che occupa un posto di rilievo nella provincia, è quello dell’agroalimentare con un peso di circa il 20% nell’economia del territorio, con oltre 400 imprese attive. 

Il Covid-19 non ha risparmiato il settore, ma tutti gli indicatori mettono in evidenza una situazione attuale a varie facce, che ci parlano di un recupero significativo per l’anno in corso, ma con caratteristiche particolari.  

Nella prima fase dell’epidemia si sono confrontati aumenti dei consumi delle famiglie e crollo della ristorazione collettiva (mense, bar, ristoranti, alberghi, villaggi, e così via, che costituiscono il mercato di sbocco del 20% della nostra produzione). Questo crollo ha toccato il -37% di consumi collettivi, a fronte di un aumento per i soli consumi familiari. Man mano che la vita sociale è ripartita, seppure con le frenate dovute alle nuove chiusure dell’autunno/inverno 2020-2021, il comparto si è ripreso: ma a tutt’oggi l’ho.re.ca. (ristorazione collettiva) non ha recuperato i valori del 2019. 

Appare, poi, evidente un diverso fenomeno: il cambiamento di abitudine dei consumi. Oggi, il consumatore è più attento di prima alla provenienza del cibo che acquista, è più attento alle specifiche di produzione, alle condizioni ambientali ed alla provenienza territoriale delle merci.  Sperimenta prodotti nuovi (è il caso, ad esempio, del boom soprattutto nei paesi anglosassoni delle proteine vegetali) per poi vagliare e decidere se cambiare definitivamente il proprio stile nutrizionale.

Dietro tutto questo, non è secondario l’adeguamento del mondo imprenditoriale ai mutamenti del mercato e delle scelte dei consumatori, cosa che anche sul nostro territorio è avvenuta in questo periodo. 

Nel primo trimestre 2021 il dato della produzione dell’industria alimentare segna un aumento del +1,6%; l’indice della produzione dell’industria alimentare, con un +1,8% delle esportazioni, vero traino del settore (dati CREA). In diminuzione però gli indici del fatturato dell’industria alimentare (-0,7%) e delle bevande (-1,2%), ad eccezione di quello estero dell’industria alimentare (+1,5%).

Recentemente, in occasione dell’Assemblea delle Piccole e Medie Imprese abruzzesi di Confindustria, il Presidente nazionale Carlo Robiglio ha detto:

"Dobbiamo prepararci a crescere, con la testa prima di tutto. Solo se sapremo interpretare il concetto di crescita a 360° - culturale, sociale e organizzativa, prima che dimensionale – potremo proseguire a correre sul treno della ripresa.” 

Ecco, quindi, l’applicazione di questo concetto al nostro agroalimentare: investimenti, riorganizzazioni produttive, impiego di macchine intelligenti,  formazione, flessibilità.  

Le nostre imprese sono orientate in questa direzione? 

Lo abbiamo chiesto all’Amministratore Delegato della SALPA di Roseto, azienda che opera nella trasformazione agro-industriale, e che monitora l’intera filiera: “L’Azienda - ci ha detto - ha affrontato con prontezza il periodo dovuto ai lockdown del 2020 e 2021, dovendo chiaramente gestire tanto le ripercussioni sul mondo agricolo (minor disponibilità di manodopera), quanto sui lavoratori che assicuravano in quelle condizioni il loro impegno, quanto sul mercato finale.

Ci siamo fatti guidare dal mercato attraverso i nostri partner commerciali, cercando e individuando nuove opportunità di sbocco: questo ci ha permesso di non avere flessioni produttive complessive, ma addirittura di registrare ad oggi un incremento totale, seppure contenuto, e certamente con una composizione produttiva diversa, ma che ci permette di guardare ad un futuro di ulteriore crescita”.

Non va dimenticato, inoltre, che il settore agroalimentare ha scontato nell’estate che si sta concludendo una crisi per scarsità di acqua, che ha costretto tutte le aziende a riprogrammare i cicli di lavorazione. 

Da questi elementi appare chiaro che la ripresa c’è anche nel nostro territorio, e che si configura con caratteristiche che stanno richiedendo alle imprese ricerca e innovazione, con i dovuti riflessi sul mondo del lavoro sotto il profilo delle nuove professionalità, dell’organizzazione, della formazione.

 

Un supporto importante potrebbe venire dai progetti del Recovery Plan, laddove intervengano sulle diseconomie esterne all’azienda che consentono di recuperare migliori e più efficienti servizi a partire dalla logistica, dalla semplificazione amministrativa e burocratica, dal risparmio energetico. 

 

E qui il discorso tocca la Politica e le Amministrazioni locali, principali responsabili dell’attuazione delle riforme e degli investimenti.

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